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Mencio:
la pianta è tutta contenuta nel seme!
Il "Libro del maestro Meng Ke"
(Mengzi) è una delle opere più
preziose ed importanti per la storia della letteratura cinese
classica, poiché offre la possibilità di capire
ciò che è la preoccupazione per la politica e la
società della Cina nel IV secolo a.C.. L'opera, la cui
paternità spetta a Mencio, ma molto probabilmente è
stata compilata dai suoi discepoli dopo la sua morte, arricchisce
ed esplica quello che è il pensiero del grande maestro
Confucio, al quale riconosce un ineguagliabile
valore, ed offre concezioni originali di riflessione ed approfondimenti
filosofici che portano Mencio ad essere diretto prosecutore del
confucianesimo. Il testo presenta un accurato e ricercato linguaggio,
che conferisce una globale omogeneità e marcato valore
filosofico. Mencio, Mengzi, (380-289) originario di un paese ai
confini con Lu, ha una vita di lunghi e continui pellegrinaggi
di paese in paese, difatti in questo periodo la classe dei letterati
(shi), a cui egli appartiene, è libera
ed autonoma da quello che possono essere i legami con il potere
politico, potendo decidere a quale principe o corte prestare i
propri servigi o se e quando staccarsene. Nel Mengzi ricorrono
spesso dialoghi tra Mencio ed il re Xuan di Qi, oppure altri personaggi
della sua corte, dove è evidente l'influenza intellettuale
nel periodo in cui il filosofo cinese ricopre la carica di Grande
Ministro (qing) e di Primo Ministro Onorario
(qing xiang). La concezione
che il pensatore cinese sente nei confronti dell'epoca in cui
vive è quella di un periodo di disordine, dove si sente
un palese rifiuto nei confronti della religione; dove i letterati
formulano discussioni assurde; dove gli aristocratici fanno il
proprio comodo: perciò è indispensabile la figura
di un vero sovrano (wang). Questa figura eletta
ad attuare un governo unitario (ren), servendosi
di forza morale (de), compare ogni cinquecento
anni, poiché la storia procede a cicli che si alternano
da momenti di disordine sociale a momenti di ordine. La sua epoca
è proprio quella in cui dovrebbe rivelarsi questo sovrano,
qualsiasi principe disposto a seguire i suoi insegnamenti di fedele
consigliere può divenire wang. Mencio vede così
nella figura di Xuan il possibile eletto, ma poiché egli
non riesce a seguire i suoi consigli, il filosofo decide di abbandonare
Qi e forse nel suo continuo errare è proprio alla ricerca
di tale uomo. Mencio vede diverse possibilità di rapporti
tra il principe (jun) e gli intellettuali (shi),
le quali dipendono dal fatto che ciascuna delle due parti richiede
fedeltà, è per questo che jun può comportarsi
con gli shi da maestro, da amico o da servitore. Lui però
si sente maestro e per questo motivo a tutti i principi (jun)
che incontra nel suo cammino consiglia di rendere attivo il proprio
senso dell'umanità (ren) per poter governare
con coesione e stabilità. Se il sovrano regna con ren avrà
modo di essere legittimato dal proprio popolo, ma quando ciò
non accade egli facilmente può essere rovesciato, poiché
il Cielo (Tian) esplica il suo volere tramite
i cittadini. Inoltre ren giustifica moralmente il fatto che vi
sia una gerarchia e quindi il motivo di una ripartizione tra lavoro
manuale ed intellettuale. Il principe che si prefigge di educare
moralmente il proprio popolo è un Vero Sovrano (wang) ed
ottiene le benedizioni del Cielo (Tian). Mencio come primo scopo
si prefigge il fine di riaffermare la validità del messaggio
confuciano in modo tale da offuscare le dottrine moiste,
che con l'amore indifferenziato mettono la figura dei genitori
al pari delle altre, e quelle individualiste,
che predicano l'egoismo. Il filosofo non apre un diretto dibattito
con gli esponenti di queste scuole che vuole controbattere, ma
predilige interloquire con i sovrani, poiché il suo carattere
è poco disponibile al compromesso, dal momento che prova
un senso di disprezzo per le opinioni altrui, quindi sono inutili
gli incontri e scontri con gli altri capiscuola. Propone una dottrina
intermedia con un punto di arrivo, il quale passa per due estremi
opposti prima di giungere all'equilibrio.
Nella
sua vita, il filosofo orientale si è prefisso come priorità
il riaffermare la credibilità della scuola confuciana,
la quale era stata malamente screditata dai moisti e dai taoisti,
ed il riassegnare al Cielo (Tian) il suo valore reale e suprema
dignità. Fondamentale per raggiungere il suo scopo è
perciò ridimensionare il rapporto con i riti ed il comportamento
della società. Mentre il maestro Confucio mette a fulcro
del suo filosofare i riti (li), Mencio attribuisce
un alto valore a "ciò che è eticamente giusto
nella circostanza" (yi), questa è
la categoria etica basilare, la quale conduce alla saggezza. E'
fondamentale nella vita dell'uomo la morale, poiché nel
cuore delle persone di valore si situano le radici dell'educazione.
La rettitudine è garantita dai sentimenti della vergogna
e dell'indignazione, questi non sono altro che la consapevolezza
del fatto che esistano azioni che si mettono in opposizione alla
morale. Nella scuola confuciana yi e li
spesso si sono sovrapposti, perciò l'opera di Mencio, il
quale conferisce maggiore importanza ad yi, riequilibra la situazione
creatasi di eccessivo valore dei riti (li) assegnata da Confucio,
ma ciò provoca un forte dissenso all'interno della scuola
confuciana. Per quanto riguarda la virtù (ren),
invece il pensatore riprende l'interpretazione moista, dando così
il valore di benevolenza e compassione. Questa virtù (ren)
trova il suo fondamento nell'amore per i propri familiari (qin
qin), infatti quando si aiutano i propri genitori (shi
qin) si alimenta il ren. Affermando questo, riesce così
a controbatte la dottrina dell'amore indifferenziato ed universale
di Mozi. Per quanto riguarda la controversia con yanghisti
e taoisti, in contrapposizione alla vita (sheng),
Mencio ribadisce il ruolo delle tendenze naturali (xing)
in quanto doni dati dal Cielo (Tian). Anche lui è convinto
che sia lecito soddisfare i desideri e le passioni in quanto componenti
della natura umana, infatti questa natura umana (xing)
non solo è composta da esigenze materiali, ma possiede
anche delle tendenze che volgono verso il bene, le quali sono
propriamente situate nel cuore. Bisogna quindi, per poter vivere
correttamente, soddisfare entrambe le esigenze, ma dare un occhio
di priorità e riguardo verso il cuore (xin):
è basilare nutrirlo (yang). Mencio ribadisce
che si deve distinguere e riflettere (si) sulle
esigenze materiali e spirituali ed il nostro unico organo atto
a questo importante compito morale, regalatoci dal Cielo (Tian)
per farlo è proprio il cuore (xin). La saggezza si può
solo raggiungere tramite la decisione e la riflessione del cuore,
il quale ha ogni autorità morale, perciò xin diviene
la casa del ren. L'educazione si pone dunque a servizio dell'uomo,
il quale cerca di riappropriarsi del suo cuore smarrito, che è
anche la sede dell'energia vitale (qi), la quale
necessita un continuo nutrimento (yang) per mantenere la sua integrità
(cun). La persona esemplare (junzi)
è quella che preserva integro il proprio cuore (cun
xin) per mezzo dello spirito umanitario (ren) e delle
norme rituali (li). Comprendere il Cielo (Tian) implica quindi
comprendere la propria natura (xing) realizzando appieno il proprio
cuore (jin qi xin), poiché è il
Cielo che ha dato all'uomo numerosi valori. Tian ha infuso in
ognuno delle tendenze positive: i quattro germogli (si
duan), della benevolenza (ren), della rettitudine (yi),
delle tradizionali norme di comportamento (li), della saggezza
(zhi), i quali necessitano di continue cure e
nutrimento per appagare le sue attese nei nostri confronti. Ribadendo
questo concetto Mencio vuole spiegare come Yang Zhu
si sia fermato ad osservare soltanto un aspetto da nutrire, quello
materiale, tralasciando che la natura umana comprende anche il
alto morale, infusa per volontà del Cielo (ming).
Inoltre
all'interno dell'opera in una discussione dialettica con Gaozi
ribadisce l'appartenenza all'interno della natura umana di un
sentimento di empatia, il quale rende inaccettabile la sofferenza
degli altri. E già questa idea dà le impronte della
moralità dell'uomo. Sulla base dei quattro germogli (si
duan) Mencio costruisce la teoria della bontà (shan)
della natura umana, egli però si riferisce non a quella
generale, ma alla componente più genuina ed istintiva (qing),
la quale possiede sia i desideri (yu) e le qualità
naturali (cai). Ne deriva una bontà innata,
dove ren e yi insiti nell'uomo danno le radici alla moralità
che è uno dei gradi di nobiltà conferiti da Tian.
Lo sviluppo morale ha un rapporto simbiotico con lo sviluppo fisico.
Fondamentale è anche il coltivare il proprio coraggio (yang
yong), il quale come stato emotivo è parte dell'energia
vitale (qi), la quale condiziona il carattere
di un individuo. L'energia vitale (qi), la cui guida è
l'intenzione (zhi), per questo motivo non può
permettersi di essere in uno stato di disordine, poiché
così si crea una confusione fisica e morale. L'autodisciplina
è una delle pratiche da seguire per garantire una crescita
interiore, ma si può essere sicuri che l'energia vitale
(qi) è propensa a seguire l'intenzione (zhi) verso il bene,
allo stesso modo in cui l'acqua è propensa a scorrere verso
il basso. La vera imperturbabilità dell'animo viene garantita
da risoluzione di animo ottenuta con autodisciplina ed auto coltivazione
ed alimentazione della rettitudine (yi). Solo il saggio che si
trova in sintonia con i principi della rettitudine e con i fondamenti
della morale possiede l'essenza più pura dell'energia vitale
(haoran zhi qi), che dà totale vigore
ai quattro germogli. Yi è in grado di trasformare gli impulsi
ed istinti innati di bontà in nobiltà spirituali,
e se viene accumulato in grandi quantità nel cuore dell'uomo,
può dare modo di arrivare a possedere un animo imperturbabile.
L'uomo di Mencio è eletto e possiede in sè tutte
le possibilità per raggiungere l'assoluto, infatti egli
dice "Le diecimila cose (wan) sono complete in me (wo)".
Perciò ogni individuo può porsi come traguardo il
raggiungimento dello stato di renzhe o di junzi,
ma anche quello di Yao o Shun.
Poiché la saggezza è data dalla conoscenza,
la dote del distinguere vero da falso non può essere scissa
da quella dell'agire moralmente. Il Saggio nella
sua totale e completa sincerità, realizzando la sua umanità
dà modo a chi è accanto a lui di realizzarsi e così
facendo partecipa al processo di creazione del Cielo.
La saggezza è una meta a cui chiunque può
accedere grazie alla propria natura (xing) predisposta al bene
e alla moralità. La crescita libera e spontanea di tali
potenzialità dell'uomo, dà la capacità di
completa e totale espressione, ma nel momento in cui ciò
non ha modo di prendere il suo libero percorso, l'uomo inizia
a coltivare in sè il male. Sono i fattori esterni che distorcono
il corso propenso al bene della natura umana, poiché se
si lascia che essa prenda la sua via, questa non perverrà
mai al male. Quando si prende coscienza di avere una natura predisposta
al bene e si lascia sviluppare e realizzare il fondo di bontà
è impossibile l'arrivo del male, se invece dimentichiamo
o perdiamo di vista la coltivazione della nostra natura e ci addentriamo
nel male, questa non è una via definitiva, poiché
essendo infusi nell'uomo i quattro germogli, non vi è mai
una perdita irreparabile della propria bontà. E' fondamentale
quindi prendere la responsabilità di obbedire al decreto
del Cielo (tianming) , poiché i germogli di moralità
dati dal Cielo hanno necessità di essere sviluppati dall'uomo.
Si crea così tra Tian e l'uomo un rapporto dialettico regolato
da xing e ming, dove la natura (xing) deve essere attuata, e dove
ciò che è decretato (ming), è anche ciò
che spetta di diritto all'uomo. Questa responsabilità umana
del mettere in piedi il proprio destino morale(li ming) vede ogni
individuo responsabile della propria natura morale, infatti Mencio
dice che "Il senso dell'umanità (ren) è l'uomo
stesso (ren)".
Dominique Musorrafiti
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