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Curse of the Golden Flower
Man cheng jin dai huang jin jia (2006)
The City of Golden Armor (Hong Kong: English title)

Regia di Zhang Yimou
Scritto da Yu Cao (opera), Zhang Yimou
Cast:
Jay Chou .... Principe Jie
Chow Yun-Fat .... Imperatore Ping
Gong Li .... Imperatrice Phoenix
Qin Junjie .... Principe Cheng
Li Man .... Jiang Chan
Liu Ye .... Principe Ereditario Xiang
Ni Dahong .... Medico imperiale

L'ultima opera di Zhang Yimou e' una tragedia epica ambientata nella Cina dei Tang posteriori (923-936), in cui la storia della famiglia reale, tra complotti e vendette incrociate, giunge al suo sanguinoso epilogo con l'annientamento quasi totale.

La trama e' liberamente ispirata a Lei Yu (Thunderstorm). L'opera, scritta dallo Shakespeare cinese Cao Yu, narra la caduta, nell'arco di 24 ore, di una famiglia agiata di industriali. Man cheng jin dai huang jin jia segue le linee guida di Lei Yu trasportandone i personaggi nella corte imperiale del 928. Questa scelta e' stata commentata dallo stesso regista come una concessione rivolta al grande pubblico cinese, il cui amore instancabile per storie di re e regine e' provato dal proliferare di soap opera in costume nella televisione cinese.

Il regista spiega: "Questo tipo di storie sono successe gia' nelle corti occidentali come in quelle cinesi". Percio' Course of the golden flower puo' colpire l'immaginazione anche di un pubblico internazionale."

Il film combina un'estetica suntuosa e sempre raffinata, che secondo Zhang Yimou corrobora la tesi per cui il potere genera malvagita' e avidita', a coreografie marziali che il pubblico occidentale ha gia' apprezzato in precedenti successi come "House of Flying Daggers" o "Hero".

I favolosi e provocanti costumi delle cortigiane, nonche' della seducente imperatrice Fenice (Gong Li), sono stati concepiti da Zhang in principio ispirandosi alla corte di Francia.

Nonostante alcuni critici trovino l'interpretazione artistica sviante rispetto alla verita' storica, il regista sostiene che "Lo stile voluttuoso era una caratteristica importante della dinastia Tang e scollature prominenti erano di moda alla corte dell'epoca." I costumi per l'attrice principale, Gong Li, sono stati disegnati dal rinomato stilista di Hong Kong, Chung-man Yee, e realizzati da ben 40 tra sarte e ricamatrici.

Questo film e' sicuramente un prodotto pienamente qualificato per competere con le grosse produzioni Holliwoodiane, anche se la mancata nomina ai Golden Globe ha smorzato gli entusiasmi per gli Oscar 2007. Ciononostante Curse of the Golden Flower ha riscosso un enorme successo in Cina segnando, nei primi 4 giorni di programmazione (nelle sale cinesi dal 14 Dicembre), un record al box office di 98 milioni di Yuan ( 12.5 milioni di dollari americani).

La differenza sostanziale tra questo film e i Block-Buster americani sta anche nei mezzi: Course e' stato infatti girato su pellicola, mentre in America, gran parte dei film piu' costosi vengono ora girati con macchine digitali. Zhang racconta che al momento di affittare l'attrezzatura si sono potute recuperare solo 2 cineprese digitali poiche' in Cina tale attrezzatura scarseggia ancora e le rimanenti 2 dozzine di telecamere erano gia' state affittate da una produzione americana che stava girando in Cina.

Questo svantaggio non preoccupa comunque Zhang che, avendo avuto occasione di vedere come funzioni tale tecnologia sul set di Miami Vice e constatandone alcuni difetti, e' giunto alla conclusione che c'e' ancora tempo prima che questi nuovi giocattoli sviluppino appieno le loro potenzialita'. Inoltre, sebbene la post produzione si durata solamente 3 mesi, lasciando poco spazio al perfezionamento del film in studio, lo stesso Steven Spielberg e' rimasto sorpreso dai risultati cromatici e dalle scene d'azione impressionati sulla pellicola.

Consapevole del processo di globalizzazione delle produzioni cinematografiche, Zhang, ritiene che il futuro del mercato cinematografico verra' determinato dai giovani. Un pubblico che esige prodotti di qualita' in cui vengano abilmente miscelati elementi artistici e commerciali. Il genere wuxia (arti marziali) e' poi, secondo Zhang, l'unico vero prodotto di esportazione del cinema cinese. "Purtroppo e' il mercato che determina quali film vengano esportati... Se ambientassi la stessa storia in epoca moderna ricaverei solo un cinquantesimo del successo attuale."

Infine Zhang, "precursore" della quinta generazione, precisa che questo termine ha circa ventanni e che la cinematografia cinese appartiene a giovai talenti come Ning Hao, il cui film a low-budget "Crazy Stone" (Fengkuang de Shitou) e' stato un successo sensazionale in tutta la Cina.

Fonti: www.imdb.com, Asia Pacific Arts

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