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The
Platform - Zhantai di Jia Zhangke (2000)
Durata: 193’
Origine: Cina
Produttori: Jia ZhangKe,
Shozo Ichiyama, Kit Ming Li, Joël Farges, Elise Jalladeau
Produttore esecutivo: Masayuki Mori
Produttori associati: Keung Chow, Nelson
Yu Lik-wai
Produzione: Hu Tong Communication, T-Mark Inc., Artcam
International, Fondazione MonteCinema Verità
Sceneggiatura: Jia ZhangKe
Fotografia: Nelson
Yu Lik Wai
Direttore artistico: Qiu Sheng
Interpreti: Wang Hongwei, Zhao Tao, Liang Jinglong, Yang
Tianyi, Wang Bo, song Tongpin, Hang Kong
Montaggio: Kong Jinglei
Musica:Yoshihiro Hanno
Suoni: Yang Zhang
Costumi: Lei Qi, Xiafei Zhao
Zhantai parla dei grandi cambiamenti economici
che avvennero in Cina negli anni ottanta, la promozione della
liberalizzazione economica e delle loro conseguenze nel campo
delle relazioni sociali attraverso la storia di una troupe culturale
dall’era della ideologia maoista fino all’apertura
promessa da Deng Xiaoping. L’azione si dipana nell’arco
di una decina d’anni, dal 1979 fino alla fine degli anni
ottanta, nella provincia dello Shanxi, dove il regista è
nato e cresciuto. All’inizio della pellicola vediamo il
Gruppo Culturale Contadino di cui i quattro protagonisti fanno
parte(l’occhialuto Cui Minglian, interpretato da Wang Hongwei,
già protagonista di Xiao Wu,
Rui Jian, Chang Jun e Zhong Pin), impegnati nella rappresentazione
dell’ormai sterile canzone propagandistica Il treno va verso
Shao Shang, città natale del presidente Mao. Ma finita
la recita questi giovani sono come tutti gli adolescenti del mondo;
le ragazze si scambiano confidenze sui ragazzi, questi parlano
invece di donne e volgarità. Passano i pomeriggi andando
al cinema o a passeggiare lungo le mura che circondano la cittadina.
Di tanto in tanto appaiono segni che qualcosa sta cambiando. Il
treno, un mangiacassette, la televisione a colori, la moto, una
console per videogiochi. L’arrivo dell’elettricità
in un villaggio viene festeggiato con uno spettacolo dalla compagnia
ambulante.La troupe viene privatizzata, e il capo non è
più l’intellettuale, ma chi ci mette i soldi. Sulle
note di Bella Ciao il piccolo gruppo dà l’addio al
villaggio natale. Con la perdita delle sovvenzioni statali, cambia
anche il repertorio della compagnia per rigenerarsi da Gruppo
Culturale Contadino in All-Star Rock Band and Breakdown Electronic
Band, cercando di assimilare ed inserire nel repertorio materiale
d’origine occidentale, senza però avere una benchè
minima idea di cosa effettivamente si trattasse. Così compaiono
i pantaloni a zampa d’elefante e i capelli lunghi, la permanente,
l’uso dei cosmetici e le canzoni di Taiwan, scontrandosi
però con una mentalità ancora molto chiusa e bigotta.
Un’atmosfera
di repressione domina l’ambiente (Zhong Ping e Chang Jun,
durante la tournee verranno sottoposti ad un interrogatorio piuttosto
imbarazzante per aver passato una notte insieme in una stanza
d’albergo). Semplicità, ingenuità, povertà,
ignoranza regnano incontrastate (emblematica è la scena
in cui Rui Jian chiede candidamente all’amica se un bacio
la può mettere in cinta). La band porta in giro per la
Cina rurale degli anni ottanta, di fronte ad un pubblico piuttosto
statico che sembra quasi non reagire minimamente e talvolta meno
numeroso della compagnia sul palco, il suo grottesco spettacolo
fatto di balletti, breakdance e rock&roll. Solo i bambini
appaiono incuriositi dalle novità introdotte. Con gli anni
molte delle speranze e delle aspettative vengono tradite. Vediamo
un camion che procede lentamente nel deserto per poi girarsi e
far ritorno a casa. E’ la fine della gioventù. La
tourne farà da sfondo alle storie dei quattro giovani che
nell’arco di una decina d’anni saranno costretti ad
adeguarsi in qualche modo ai tempi e a gettare la spugna, accettando
un’integrazione forzata, stanchi e disillusi. Cui Minglian
e Rui Jian si sposano. Il finale di spietata integrazione conformista
li ritrae mentre lei gioca con il figlio e lui si addormenta davanti
ad una televisione sempre accesa. L’ultima inquadratura
vede una panoramica che parte da un cacciatore per finire sul
gruppo di amici che scruta l’orizzonte.
Matteo Damiani
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