Intervista
a Jia Zhangke
Domanda: Hai trovato
molte difficoltà a raccogliere i fondi necessari per la
produzione dei tuoi film?
Risposta: In Cina funziona così:
l'industria cinematografica esercita una forte attrazione su moltissime
persone. Prima che nascesse il cinema indipendente c'erano solo
sedici unità di produzione statali che si occupavano di
tutti gli aspetti della produzione del film. Tante persone vorrebbero
finanziare questo settore, ma non è stato ancora privatizzato.
Negli anni 90 la Cina ha cominciato la sua apertura economica;
tutto il sistema cominciò a trasformarsi, addirittura nei
campi delle assicurazioni e delle telecomunicazioni. Ci sono dei
privati che possono partecipare, ma il settore cinematografico
è ancora chiuso. Per quanto riguarda il cinema indipendente
il discorso è diverso: ad esempio io ho una società
privata, ho molti interessi nel settore e decido di investire
dei soldi. Ad esempio il mio primo cortometraggio è stato
prodotto da alcuni amici e da me stesso, abbiamo messo insieme
i nostri soldi e siamo riusciti a girare questa pellicola. Dopo
questa esperienza ho cominciato delle nuove collaborazioni con
Hong Kong. Il film Xiao Wu è il mio primo lungometraggio.
La riuscita di Xiao Wu è dovuta ad una collaborazione con
una società privata che si occupava di arredamento. Il
padrone era un mio amico che non si occupava di cinema e voleva
solo aiutarmi. Ma la Hu Tong Communications, questo è il
nome della società, è una piccola azienda , ci sono
solo due persone a cui interessava molto il mio film. E' diventata
la mia migliore collaboratrice e alla fine anch'io sono entrato
in questa società e ne abbiamo fondata una nuova. Questo
modello è diventato il mio modello fondamentale per girare
nuovi film. Queste due persone sono diventate i miei più
stretti collaboratori, il produttore Li Kit Ming e il cameraman
Yu Lik Wai, anche lui regista (Love will tears apart again). Lo
scopo di questo film era quello di impegnarsi nella ricerca della
direzione del cinema indipendente. Per Xiao Wu abbiamo speso solo
300000 yuan, l'investimento non superava i 50000 dollari(?). E'
stato proiettato in tutto il mondo, in particolar modo in Europa
e in America. Più avanti cercammo delle collaborazioni
internazionali.

Domanda: Credi che esista
un cinema cinese indipendente al momento attuale?
Risposta: Ogni anno ci sono almeno
una decina di registi che intraprendono la carriera nel cinema
indipendente e digitale. E questo nuovo flusso ha una funzione
particolare: ha interrotto quel controllo tradizionale sulla produzione
dato che questi film sono molto economici, ed è anche riuscito
a svicolare il problema della censura.
Domanda:
Hai trovato degli ostacoli burocratici nel corso della tua carriera?
Risposta: In Cina esiste un sistema
di controllo ideologico piuttosto severo per cui molti investitori
hanno paura che il loro investimento non vada a buon fine. I registi
indipendenti possono solo cercare collaborazioni internazionali.
Il cinema indipendente ha finora vissuto due momenti molto importanti.
Il primo all' inizio degli anni '90. In quel periodo sono apparsi
molti giovani registi che cercavano di esprimersi in forme nuove
e più libere, soffocati e frustrati come erano da un sistema
troppo vincolante. Il secondo è quello nato un paio di
anni fa. La sua importanza è dovuta al fatto di aver contribuito
allo sviluppo del genere documentaristico e a quello dei film
in digitale. In ogni caso parlo della mia esperienza che non è
rappresentativa della scena poichè sono stato molto fortunato
non avendo incontrato difficoltà ecenomiche. Xiao Wu è
stato completato nel 1998 e l'anno seguente è stato proiettato
al Festival cinematografico di Berlino. Nel gennaio del 1999 mi
è stato proibito dal governo cinese di girare altri film.
Questo per me rappresentava un ostacolo molto grosso in quanto
ciò significava che proiettare la pellicola in Cina sarebbe
equivalso ad un atto illegale. Questa cosa mi tormentava poiché
Xiao Wu è una storia cinese e mi sarebbe piaciuto che il
mio pubblico fosse cinese. Questa proibizione mi ha fatto perdere
il mio pubblico. Mentre stavo cercando di fare Zhan Tai, cercammo
un dialogo col governo sperando che venisse risolto questo problema.
Purtroppo neanche questa pellicola piacque al governo ed io la
girai in queste condizioni. Ad ogni modo c'è un punto che
vorrei sottolineare; cioè che questa proibizione è
nonostante tutto piuttosto elastica poiché non mi fu proibito
di girare il film ma solo di proiettarlo in Cina. Per cui ritengo
che ostacoli del genere siano meno dannosi per me, che sono pur
sempre libero di girare una pellicola, che per la cultura cinese
in genere. E' difatti il pubblico cinese ad essere impossibilitato
di vedere la vita reale nei film. C'è una forte depressione
nel settore cinematografico, tutto ciò a causa del sistema
di controllo burocratico che crea numerosi ostacoli alla creazione
e agli investimenti. La censura può modificare a proprio
piacimento un'opera e proibirne la proiezione pubblica, quindi
non v'è alcuna garanzia sia dal punto di vista artistico
sia da quello finanziario. La situazione attuale dell'industria
del cinema cinese è imbarazzante.
Domanda:
E' per questo che le case che ti producono hanno la loro sede
all'estero?
Risposta: La mia attività non
può essere garantita all'interno della Cina. Ho bisogno
di uno spazio aperto ed internazionale, poiché devo trovare
degli investitori. Su Hong Kong è caduta la mia scelta,
poiché conserva ancora degli spazi liberi ed in più
è un posto cinese e questo mi facilita la comunicazione.
Così abbiamo deciso di mettere la nostra sede ad Hong Kong.
Questo per me è un ottimo compromesso, poiché a
Pechino è difficile parlare di collaborazioni a livello
internazionale.
Domanda:
Anche altre opere di altri giovani registi cinesi sono state prodotte
da società straniere. E' un fenomeno comune tra i registi
cinesi indipendenti?
Risposta: Ci sono sempre più
artisti che scelgono questa via. I nuovi registi sono come me,
si autofinanziano e non trovano generalmente un vero investimento.
Ad esempio, per quello che riguarda la mia esperienza, io metto
i miei soldi per girare un film. Questo non è un investimento
normale, è solo un autoappagamento della propria creatività.
Ad esempio tu hai voglia di fare un film, ma non hai i soldi.
I tuoi amici ti vogliono bene e ti danno i soldi per realizzare
questo tuo sogno. Questo non è un business, non è
un investimento normale. In Cina non mancano registi, ma mancano
i produttori dato che il governo non permette l'esistenza della
figura del produttore in senso occidentale.
Matteo Damiani |