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Prodi in Cina

15 settembre 2006 - Prima che Prodi varcasse la soglia del suo albergo a Nanchino gia' risuonavano le note di " Bella ciao " e con l'arrivo del premier questa atmosfera italiana si e' colmata, " Santa Lucia " e molte canzoni napoletane. Quasi a far vedere da subito la fretta che ha il nostro paese di recuperare il tempo perduto, Prodi ha stretto le mani a tutto il personale dell'albergo, come se gia' si stessero stipulando quegli accordi da cui non si puo' piu' prescindere, in verita' dando un segno di cordialita' anche molto cinese. Sono quasi trenta gli anni di riforme e di sviluppo economico che hanno portato oggi la Cina ad essere una forza mondiale trainante in campo sia commerciale che diplomatico ( e che dovrebbe raggiungere nel 2020 il tenore economico degli Stati Uniti ), un treno su cui tutti vogliono salire, ed e' con rammarico e invidia che si guarda a paesi come Francia e Germania che ne sono da molto tempo carburante e non solamente passeggeri.

Ma Prodi ha affermato che "quando c'è uno sviluppo così multiplo, i treni sono tanti e guai a ritardare ancora». La metafora ferroviaria poco si addice al nostro paese ma effettivamente bisogna ritornare a correre senza paura, che sia la paura riguardante invasioni aliene di scarpe oppure di tessuti. La delegazione del governo italiano, che visitera' cinque delle piu' grandi citta' cinesi, vorrebbe cercare un nuovo tipo di collaborazione piu' che piazzare il Made in Italy sul continente cinese. Nei centri commerciali i marchi italiani, rispetto a quelli francesi e tedeschi, si vedono per lo piu' sugli scaffali colmi di pasta e caffe', e ci mancherebbe altro, ma se si tenta l'azzardo al reparto vini si nota come Francia, Stati Uniti e Australia siano molto piu' presenti, percio' nella carrozza di prima classe.

Esistono 1040 imprese italiane attive in Cina di cui solo 537 producono in loco e per il 60% sono grosse aziende ( con un fatturato di oltre i 50 milioni di euro e più di 250 dipendenti ). Le piccole e medie imprese, che dovrebbero raggiungere quota 290 in seguito a questa visita ufficiale, allo stato attuale non sono veramente competitive. Mattia Marino sottolinea l'importanza della volonta' :" Un'azienda nel giro di tre mesi può diventare 'cinese', avere le licenze, un capannone in piedi e partire con la produzione ". Si tentera' di formare dei parchi industriali dove far sviluppare un polo italiano in modo che piccole e medie imprese possano usufruire attorno alle fabbriche di una medesima rete di servizi, di trasporti e di banche. Questo anche per cogliere meglio le opportunita' che danno altri mercati asiatici e internazionali. La missione italiana e' la piu' grande mai conosciuta dalla storia delle relazioni tra i due paesi, insieme al premier sono giunti su questa nuova terra promessa anche 4 ministri, un viceministro, 3 sottosegretari, 12 rappresentanti delle Regioni, dirigenti di 700 imprese, 26 associazioni di industriali e 20 banche, si spera quindi di essere arrivati a una svolta e di cancellare una volta per tutte l'aneddoto dei " bambini bolliti ".

L'accordo principale di questa nuova era dovrebbe essere la nascita di " Mandarin " un fondo creato dalla cooperazione di San Paolo Imi con la China Development Bank per il Made in Italy in Cina, ma vi saranno anche una concessione di credito di 70 milioni di euro destinati al settore ambientale e altri 70 milioni di euro al settore sanitario e del recupero di beni culturali ( quest'ultimo sicuramente uno dei punti deboli della Cina). Altro intento di Prodi e della delegazione da lui capitanata e' quello di far diventare l'Italia la porta d'Oriente per l'ingresso dell'economia cinese, ivi comprese le imprese civili, e comunque di tutte le entita' che non solo vogliano vendere ma anche investire nell'area del Mediterraneo e nell'Europa. Prodi infatti ha fatto notare come dalla Cina all'Italia vi siano sei giorni in meno di navigazione rispetto ai porti di Amburgo e Rotterdam che attualmente calamitano oltre il 70% delle merci cinesi e delle prime lavorazioni concernenti il continente europeo. Il Mediterraneo sta guadagnando quote di questo mercato ma a giovarne sembra essere piu' la Spagna ed e' una ferma iniziativa del governo italiano quella di far diventare la nostra penisola il centro principale di sbarchi, lavorazioni e centri di servizi del commercio con l'oriente. Anche se il tempo delle Repubbliche marinare e' lontano forse questa e' la volta buona.

Piero Vio  

 

Fonti tutte on line
 
-Corriere della Sera 13 settembre 2006
Prodi: «Arriviamo tardi e dobbiamo correre»
 
- il Manifesto 13 settembre 2006 
"In corsa per la Cina" di Gabriele Barbati 
e
"Da Garibaldi a Romano Prodi" di Angela Pascucci
 
-la Repubblica 14 settembre 2006
-Corriere della Sera 8 settembre 2006
"Prodi recupererà il terreno perduto?" di Franco Venturini 

 

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