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Pechino vicino alla riforma del copyright

11 marzo 2006 - La Cina asseconda le pressioni americane e prepara un pacchetto di leggi per promuovere ed assicurare il rispetto della proprietà intellettuale

Pechino - Il 2006 sarà l'anno della proprietà intellettuale, promettono i legislatori cinesi. Il governo della Repubblica Popolare ha appena presentato un pacchetto di riforme che introdurrà nuove sanzioni e divieti per contrastare la gigantesca industria della contraffazione made in China.

Il Partito Comunista ha istituito un'apposita Commissione Speciale per la Protezione della Proprietà Intellettuale, incaricata di revisionare ed ampliare le attuali leggi su diritto d'autore, marchi registrati e brevetti. "Abbiamo intenzione di stroncare qualsiasi violazione del copyright", sostengono i portavoce del ministero dell'economia.

L'azione di governo riguarderà anche alcune politiche doganali ed introdurrà l'obbligo di ispezioni e controlli più approfonditi su qualsiasi scambio di tipo commerciale.

Il governo cinese ha garantito che inizierà ad intervenire "con decisione" sul territorio, nel tentativo di stroncare le numerose aziende dedite alla riproduzione illecita di prodotti multimediali, software e beni di lusso. I maggiori partner economici della Repubblica Popolare, situati nell'America settentrionale ed in Europa, hanno più volte accusato le forze dell'ordine cinesi di avere troppi scrupoli nella lotta a questo tipo di criminalità.

Gli Stati Uniti festeggiano, convinti di aver determinato questa vittoria grazie ad un'intensa strategia diplomatica. Durante la presentazione di un rapporto annuale sui diritti umani nel mondo, alcuni membri del parlamento statunitense si sono soffermati sulla Cina ed hanno evidenziato che "il paese dimostra di saper rispondere alle sollecitazioni esterne".

Un dato importante, che lascia spazio alla speranza di un "lento avvicinamento della Cina verso il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo", si legge nel rapporto. Pechino ha risposto pubblicando un contro-rapporto che attacca gli Stati Uniti, "patria della criminalità violenta e dello spionaggio sui cittadini".

Un'accusa che molti condividono ma che venendo dalla Cina suona bizzarra, specie perché la Cina è l'unico paese dove il controllo sistematico delle comunicazioni è diventato il migliore strumento per tenere a bada quasi un miliardo e mezzo d'individui.

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