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Cina, niente Internet per i comunisti

24 febbraio 2006 - Porte sbarrate non solo ai democratici, ma anche ai filomaoisti. Le autorità di Pechino chiudono perentoriamente ben due siti gestiti da partiti comunisti ma non in linea col regime

Pechino - La censura online in Cina non tenta soltanto di annientare i fermenti democratici: si scaglia addirittura contro le proprie origini politiche e sociali. I censori pechinesi, forse per uno strano paradosso storico, hanno iniziato a boicottare chiunque predichi un ritorno all'ortodossia maoista.

I siti web di due fazioni neomaoiste, Lavoratori Cinesi (Zhongguo Gongren) e Partito dei Comunisti (Gongchan Dangren), sono stati eradicati da Internet senza alcun motivo apparente. "L'ufficio per la propaganda online della città di Pechino", fanno sapere i gestori dei due siti oscurati, "ci ha ordinato di sospendere ogni attività".

Le forze dell'ordine non hanno rilasciato alcuna spiegazione aggiuntiva ed hanno velocemente bloccato ogni accesso ai forum pubblici offerti dalle due organizzazioni politiche. Le due fazioni, dedite ad una feroce critica dell'amministrazione statale cinese, accusano Pechino di aver abbandonato i dettami di Mao Zedong per un insolito regime economico liberista, che ha precipitato il paese nella corruzione dilagante.

L'integralismo comunista spaventa il governo cinese quasi quanto ogni piccolo focolaio di democrazia. Da quando la Cina ha imboccato la strada del capitalismo, le disparità tra ceti urbani e rurali si sono allargate a dismisura: una situazione che ha riacceso la stella rossa del socialismo nel cuore di molti cinesi.

L'unico partito legittimo, il Partito Comunista Cinese, non si limita a reprimere l'opposizione in maniera diretta. Il PCC è il più grande utilizzatore di tecnologie avanzate per il controllo dell'informazione: spesso, questi strumenti vengono forniti da colossi occidentali come Cisco e Sun Microsystems.

Con 110 milioni di utenti Internet ed una crescita economica frenetica, la Cina rimane il mercato più promettente per qualsiasi start-up del settore ITC. Ma il matrimonio tra capitali esteri ed il regime antidemocratico cinese, come hanno dimostrato le più grandi società statunitensi, produce un vortice di polemiche e solleva grandi dubbi di carattere etico e morale. Un polverone che sembra destinato a diventare, in futuro, sempre più simile ad una tempesta di sabbia.

Tommaso Lombardi

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