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Hong Kong, boy-scout delatori antipirateria
Saranno 1600 ragazzi le spie del governo nella lotta alla pirateria su Internet. Vigileranno sul Web e navigheranno alla ricerca d'illeciti, per poi riportarli alle autorità

20 luglio 2006 - Hong Kong - La lotta alla pirateria può avvalersi anche di metodi non convenzionali: niente rootkit spacciati per DRM o smanettoni al soldo delle major, ma boy-scout d'età compresa tra i 9 ed i 25 anni. Le "guardie volontarie" saranno l'avanguardia dell'amministrazione di Hong Kong per vigilare su Internet, alla ricerca di violazioni del copyright. Secondo il New York Times, il governo locale dell'ex colonia britannica intende formare un vero e proprio "corpo speciale" antipirateria, attingendo risorse umane direttamente dalle associazioni di scout.

Tam Yiu-keung, sovraintendente della dogana di Hong Kong, ha descritto l'iniziativa come "un modo per creare senso civico tra i più giovani", nonostante le accuse mosse dai sostenitori della privacy e dei diritti civili. I giovani scout dovranno infatti effettuare un'attività assai simile allo spionaggio: addentrarsi nei forum e nei network P2P, bersagli preferiti della lotta globale alla pirateria, per raccogliere informazioni su tutti gli eventuali reati telematici previsti dalla legge.

I boy-scout si occuperanno soprattutto di BitTorrent, dei tracker e dei siti che raccolgono collegamenti ipertestuali a file condivisi attraverso la celebre piattaforma P2P creata da Bram Cohen. La natura di BitTorrent e la popolarità di questo sistema di condivisione è tra le maggiori preoccupazioni dell'industria multimediale: anche nella liberalissima Olanda, ad esempio, i tracker sono stati messi al bando. Riusciranno i boy-scout di Hong Kong a fermare la distribuzione illegale di contenuti?

Emily Lau, membro del governo di Hong Kong ed appartenente all'ala più progressista della politica locale, è scettica: "Fare informazione e promuovere il senso civico va bene", ha detto, "ma trasformare i ragazzini in spie?". "Non vogliamo istigare i giovani ad essere spie e controllare altre persone", si è difeso Tam in un'intervista rilasciata alla stampa dell'ex colonia, "ma vogliamo semplicemente che i giovani tengano gli occhi aperti su quel che succede in Rete, esattamente come nella vita reale". Per Tam è infatti normale e scontato che un cittadino informi le autorità non appena si trovi sulla scena di un crimine. "La stessa cosa", ha dunque precisato Tam, "deve avvenire per i reati su Internet". No, non è un soggetto di Brecht.

"Sono soprattutto i giovani che usano Internet per fare pirateria", ha dichiarato Joseph Wong, responsabile per l'ufficio commercio ed industria di Hong Kong, "bisogna fare i conti con questa verità: la maggior parte dei minorenni pensa che scaricare abusivamente musica e film da Internet sia diventata quasi una specie di moda". Per il momento, i 700 boy-scout che hanno partecipato alla fase "pilota" del programma antipirateria sono riusciti a scoprire oltre 800 illeciti. Le autorità di Hong Kong, a stretto contatto con i discografici di IFPI e con MPAA, l'associazione degli studios statunitensi, hanno così potuto avviare numerose investigazioni.

Negli ultimi anni il governo della ricca regione autonoma di Hong Kong è riuscito ad assestare colpi durissimi al fenomeno della pirateria, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e rigide leggi per la tutela del diritto d'autore. Nella Cina continentale, malgrado l'ultima riforma sul copyright, il problema continua invece ad avere dimensioni drammatiche: recentemente, persino il distaccamento locale di Yahoo è rimasto coinvolto in un'inchiesta volta a far emergere un consistente traffico di contenuti illegali.

Tommaso Lombardi

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