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L'OPPIO
Nella prima metà dell'ottocento l'oppio
presto divenne una delle voci principali del commercio britannico
(e non solo) con i paesi dell'estremo oriente. In particolare
la Compagnia delle Indie aveva instaurato un
triangolo commerciale tra Gran Bretagna, India e Cina, basato
sullo smercio di te, seta (dalla Cina), dell'oppio (dal Bengala
soprattutto, ma anche dai regni semi indipendenti del Rajputana
e dell' India centrale) e del cotone lavorato (dall' Inghilterra).
La Compagnia acquistava l'intera produzione di oppio in regime
monopolistico, e si preoccupava delle seguenti fasi, cioè
della raffinazione e della vendita agli esportatori, scavalcando
difatto il divieto decretato da un editto imperiale che ne proibiva
l'importazione in madre patria. Spesso alcune compagnie agivano
per conto di potenze straniere (come la Dent & Co,
dove lo stesso Dent era console del Re di Sardegna). Il contrabbando
dell'oppio ed il subentro di liberi mercati scardinarono il vetusto
sistema tributario tradizionale con cui la Cina era solita inquadrare
il commercio con gli stranieri. Veniva meno la possibilità
di applicare il principio della responsabilità collettiva,
non essendo più i singoli mercanti identificabili con un
unico soggetto. Il contrabbando tra l'altro permetteva di espandere
i commerci anche in quei porti a nord di Canton (finora votata
ad unico porto aperto ai commerci con gli stranieri), sino ad
allora rimasti chiusi ai mercanti stranieri. Per un complesso
gioco economico di esportazioni tra Europa, India e Cina, le compagnie
occidentali avevano un'estremo bisogno di penetrare economicamente
in Cina.
I funzionari cinesi addetti al commercio con
l'occidente (hong) si trovarono d'un tratto ad
essere nella condizione di non riuscire a gestire i traffici,
aumentati considerevolmente dal divieto di monopolio fatto alla
Compagnia nel 1833. Ai problemi organizzativi da parte cinese
si aggiunse anche la piaga della corruzione. Per aumentare il
volume degli affari venne nominato ed inviato a Canton Lord
Napier nello stesso anno. Il suo compito sarebbe stato
quello di preparare la strada al successivo intervento di Palmerston
(capo del ministero degli esteri anglosassone), di proteggere,
promuovere ed estendere il commercio britannico, di prendere contatti
diretti con Pechino (che fino ad allora aveva tenuto una politica
del tutto sinocentrica e snobistica nei confronti delle potenze
straniere, dimostrando in questo caso pochissima lungimiranza).
Sin dal suo arrivo a Macao nel luglio del 1834, Napier si mosse
piuttosto maldestramente. Inviò una lettera al vicerè
di Canton, e si recò a Canton. Così facendo, Napier
inavvedutamente aveva violato una serie di norme d'etichetta:
si era recato a Canton senza autorizzazione, aveva contattato
il vicerè saltando la prassi formale, ed aveva inviato
una lettera e non una petizione, come da protocollo. Il vicerè
in un primo tempo ignorò volutamente la presenza di Napier,
poi verso la fine di agosto vietò il commercio con gli
occidentali, impedì i rifornimenti a Napier e circondò
le fattorie dei mercanti stranieri. Napier spezzò l'assedio
cinese con l'intervento di due fregate, e schierando i suoi marinai
a protezione degli insediamenti occidentali. Temendo però
il deteriorarsi del commercio con l'Europa, decise ad acconsentire
alle richieste cinesi e se ne tornò a Macao, dove morì
poco dopo. I suoi successori preferirono tornare alla politica
conciliante con le controparti asiatiche. Nel dicembre dell'anno
dopo Palmerston inviò nella zona Charles Elliot
a capo di una flotta navale. Elliot continuò l'arrogante
politica inglese inaugurata da Napier comunicando direttamente
con il vicerè, il quale invece insisteva nella necessità
di dover essere contattato solo attraverso i suoi funzionari incaricati
(le hong, associazioni di mercanti insigniti
da editto imperiale a trattare con gli occidentali).

La Prima Guerra dell'Oppio (1839-1842)
Da questo momento la situazione cominciò
a precipitare. Il contrabbando continuava a dilagare e i danni
morali, fisici, economici e sociali causati dalla droga cominciva
ad essere un problema drammatico per la Cina. I mercanti hong
nel novembre del 36 decisero di espellere i contrabbandieri più
spudorati. Vennero redatti altri emendamenti che regolavano il
commercio dell'oppio. Nel dicembre dell'anno successivo un gestore
di una fumeria d'oppio venne giustiziato davanti alle fattorie
occidentali. Verso la fine del 1838, l'imperatore Tao-Kuang
cerca di rendere effettivo il divieto, in seguito anche alla morte
di un figlio per colpa della droga. A settembre arrivò
a Canton un funzionario straordinario, Lin Zexu,
integerrimo proibizionista. Lin diede avvio ad una serie di interventi
decisivi volti a stroncare una volta per tutte l'odioso commercio:
punizione degli oppiomani accompagnate a misure di assistenza
medica, isolamento e repressione dello spaccio interno, confisca
delle riserva degli esportatori stranieri. Lin Zexu però
sottovalutò l'importanza per la Gran Bretagna del commercio
dell'oppio. Difatto gli industriali inglesi si trovarono alleati
degli spacciatori nel tentativo di aprire le frontiere economiche
cinesi. I britannici furono allontanati con la forza, prima da
Canton, successivamente anche da Macao. La reazione britannica
non si fece attendere, e fu estremamente violenta. Truppe guidate
da George Elliot (cugino di Charles) cinsero
d'assedio Canton e occuparono l'isola di Tinghai, ottenendo con
la Convenzione di Chuenpi la cessione di Hong
Kong e il pagamento di una indennità (6 milioni
di dollari). In seguito altre truppe guidate da Sir Henry
Pottinger sbarcarono sulle coste cinesi occupando Canton,
Ningbo e Shanghai (1839-42). Il trattato di Nanchino
pose fine alla prima guerra dell'oppio e costituì il primo
di una serie di trattati ineguali che da quel momento cominciarono
ad umiliare la Cina nel corso dei successivi 80 anni. Esso stabiliva
la cessione di Hong Kong alla Gran Bretagna, l'apertura dei porti
di Canton, Shanghai, Ningbo, Xiamen e Fuzhou e il pagamento di
una forte indennità. Nel luglio del 1843 il trattato viene
perfezionato. Ad ottobre viene stipulato il trattato del
Bogue che sanciva il principio di extraterritorialità
per i sudditi britannici, ed in seguito esteso anche ad americani
e francesi. I francesi ottennero anche il diritto per i loro missionari
di esercitare la loro missione evangelizzatrice.
La Seconda Guerra dell'Oppio
Con la morte nel 1850 di Tao Kuang cambiò
la politica estera cinese. Xie Feng, il nuovo
imperatore xenofobo, già l'anno successivo alla sua salita
al trono inaugurò una nuova stagione di conflitti, destituendo
i vecchi funzionari con nuovi quadri molto meno concilianti con
gli occidentali. Gli inglesi a loro volta inviarono sul posto
Sir John Browning con le precise istruzioni di
aumentare il numero di porti e di ottenerne di fluviali per penetrare
economicamente anche all'interno del paese. Presto risorsero le
antiche incomprensioni. I cinesi accusavano gli inglesi di mancanza
di collaborazione nello stroncare il contrabbando dell'oppio.
Inglesi e francesi nel 1856 erano alla ricerca del primo pretesto
utile per dichiarare nuovamente guerra alla Cina, insoddisfatte
dai risultati ottenuti con la prima guerra. Gli eventi scatenanti
furono due episodi nonostante tutto di limitata importanza, ma
per le potenze europee erano più che sufficienti per scatenare
un conflitto: l'arresto dell'equipaggio di una nave contrabbandiera
e la morte di un missionario francese. Con il trattato
di Tianjin (1858) e con quello di Pechino
(1860) si pose fine a questa seconda guerra. In base al primo
trattato, la Cina doveva pagare un'indennità ancor più
pesante di quella versata precedentemente. Dovette aprire altri
porti e concedere libera circolazione ai mercanti e ai missionari.
Inoltre venne ceduta la penisola di Kowloon (Hong Kong). Più
avanti i diplomatici cinesi riuscirono ad ottenere dalla Gran
Bretagna una importante concessione: i "nuovi territori"
(l'entroterra di Hong Kong) sarebbero difatti tornati alla Cina
dopo 99 anni.
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